Pavimento in cotto: guida per la casa di campagna
Cotto fatto a mano o trafilato, formati, posa, trattamenti e pulizia: come scegliere e curare un pavimento in cotto nella casa di campagna, e come recuperare quello antico.
Redazione Masserino · 6 min di lettura

Il pavimento in cotto è uno dei simboli della casa di campagna italiana: il colore caldo della terra, le piccole irregolarità, la patina che si forma con gli anni. È un materiale semplice, fatto di argilla cotta in fornace, ma sceglierlo, posarlo e trattarlo bene richiede qualche attenzione. In questa guida vediamo le differenze tra cotto fatto a mano e trafilato, i formati più comuni, come si posa, quali trattamenti servono, come pulirlo ogni giorno e come recuperare un vecchio pavimento senza rovinarlo.
Che cos'è il cotto e come si produce
Il cotto è un laterizio: un impasto di argilla, acqua e altri minerali che viene formato, fatto essiccare lentamente e poi cotto ad alta temperatura. Rispetto alle piastrelle smaltate, il cotto per pavimenti resta a pasta porosa e senza smalto in superficie: per questo assorbe acqua, olio e macchie se non viene protetto, ma è anche permeabile al vapore e invecchia con una patina naturale.
Esistono due grandi famiglie di produzione. Nell'estrusione, detta anche trafilatura, l'impasto viene spinto attraverso una filiera e poi tagliato, come spiegano le dispense sui laterizi dell'Università di Trieste. Nella formatura a stampo, l'argilla più morbida viene pressata in uno stampo, a mano o con macchine. Il risultato cambia molto nell'aspetto e nel comportamento del pavimento.
Cotto fatto a mano o trafilato: le differenze
Il cotto fatto a mano ha superfici irregolari, bordi leggermente mossi e sfumature di colore diverse da pezzo a pezzo. È l'erede delle antiche fornaci, come quelle dell'Impruneta, vicino a Firenze, dove la lavorazione artigianale dell'argilla ha una storia lunga cinque secoli. Il cotto trafilato è più regolare, con spessori costanti e superfici più compatte.
Attenzione alle parole: secondo il manuale sulle pavimentazioni in laterizio dell'ANDIL, l'associazione italiana dei produttori di laterizi, l'espressione «fatto a mano» viene spesso usata in modo impreciso, anche per prodotti formati in stampo con procedimenti molto meccanizzati. Lo stesso manuale indica che i prodotti a stampo sono più porosi degli estrusi: i trattamenti penetrano per 1-2 millimetri, contro pochi decimi di millimetro nel trafilato.
| Caratteristica | Cotto a stampo / fatto a mano | Cotto trafilato (estruso) |
|---|---|---|
| Aspetto | Irregolare, sfumato, rustico | Regolare, uniforme |
| Porosità | Più alta | Più bassa |
| Assorbimento dei trattamenti | In profondità (1-2 mm) | Superficiale (pochi decimi di mm) |
| Posa | Più lenta, richiede esperienza | Più semplice e veloce |
| Ideale per | Case storiche, restauri, ambienti rustici | Ambienti più lineari, uso intenso |
Formati e disegni di posa
Il cotto da pavimento si presenta in due famiglie principali: le pianelle, sottili e a forma di lastra, e i mattoni da pavimento, più spessi. Accanto ai formati base esistono pezzi speciali come il tozzetto, piccolo quadrato da inserire negli incroci, il listello e il sestino, un mattone stretto e allungato. Nelle case di campagna si vedono spesso quadrati e rettangoli posati dritti, a correre o a spina di pesce, oppure esagoni e ottagoni con tozzetti.
La scelta dipende dalla stanza e dallo stile della casa: i formati grandi allargano visivamente gli ambienti, la spina di pesce dà movimento a corridoi e soggiorni, i disegni con tozzetti richiamano i pavimenti dei vecchi palazzi.
La posa del pavimento in cotto
All'interno il cotto si posa in modo rigido, su malta oppure con collante. La posa a malta è quella tradizionale ed è indicata soprattutto per il cotto a stampo, più irregolare; la posa a colla richiede un sottofondo ben planare ma asciuga più in fretta. In entrambi i casi le fughe si riempiono solo dopo che il pavimento ha fatto presa.
Dopo la posa il cotto contiene ancora molta umidità. Prima di pulirlo a fondo e trattarlo bisogna lasciarlo asciugare e aspettare che compaiano le eventuali efflorescenze, cioè le macchie biancastre dei sali che risalgono in superficie. La pulizia di fine cantiere, che a volte prevede prodotti acidi molto diluiti, va affidata a chi conosce il materiale: un errore in questa fase può macchiare il pavimento in modo permanente.
Consiglio: non avere fretta di trattare il cotto appena posato. Un pavimento ancora umido chiuso da un trattamento rischia macchie e aloni difficili da togliere: meglio aspettare qualche settimana in più e controllare che non affiorino sali.
Trattamento: impregnazione, olio e cera
Il cotto non trattato assorbe acqua, grassi e sporco. Il trattamento serve a ridurre l'assorbimento senza impermeabilizzare del tutto il materiale, che deve continuare a «respirare». Per questo il manuale ANDIL sconsiglia i prodotti che formano una pellicola in superficie.
- Impregnazione: la tradizione usa l'olio di lino in due o tre passate; oggi esistono anche impregnanti idro-oleorepellenti a base acqua o solvente, che proteggono in profondità.
- Cera: si stende dopo l'impregnazione, dà la finitura satinata o lucida tipica dei vecchi pavimenti e va rinnovata periodicamente. È adatta agli interni.
- Esterni: su terrazze e cortili le cere non si usano e conviene scegliere cotto adatto all'esterno e resistente al gelo.
Pulizia quotidiana, pregi e difetti
Un pavimento in cotto ben trattato si pulisce in modo semplice: si spazza o si aspira, poi si lava con acqua e un detergente delicato, evitando prodotti aggressivi, candeggina e sgrassatori forti che consumano la protezione. Le macchie di olio o vino vanno asciugate subito. Quando il pavimento appare spento o assorbe di nuovo, è il momento di ravvivare la cera o ripetere il trattamento.
| Pregi | Difetti |
|---|---|
| Materiale naturale e molto durevole | Poroso: va trattato e protetto |
| Permeabile al vapore | Teme macchie di olio, vino e acidi se non protetto |
| Buona inerzia termica: accumula e rilascia calore lentamente | Richiede manutenzione periodica (cera, trattamenti) |
| Invecchia bene, con una bella patina | Il fatto a mano richiede una posa più lenta e attenta |
Recuperare un vecchio pavimento in cotto
Molte case di campagna nascondono pavimenti in cotto antichi, magari sotto strati di linoleum o piastrelle. Prima di toglierli conviene valutare il recupero. La pulizia va fatta con pazienza, a mano e per zone, con prodotti specifici. Le pianelle rotte si sostituiscono con pezzi simili per materiale, forma e colore, spesso di recupero; le fughe sgretolate si rifanno con malte a base di calce compatibili con quelle originali. Si possono anche staccare alcune pianelle, pulirle sul retro e riposarle.
Meglio evitare levigature pesanti e lucidature a specchio, che cancellano la patina e cambiano l'aspetto del pavimento. Per i casi più complessi, come gli edifici vincolati, conviene rivolgersi a un restauratore o a un tecnico esperto di materiali storici.
Domande frequenti
Il cotto fatto a mano è sempre migliore del trafilato?
Non sempre. Il fatto a mano ha più carattere ed è ideale per case storiche e restauri; il trafilato è più regolare, meno poroso e più semplice da posare. La scelta dipende dallo stile della casa e dall'uso degli ambienti.
Si può mettere il cotto in cucina?
Sì, è una scelta classica nelle case di campagna, ma il pavimento deve essere ben trattato, perché olio e vino macchiano facilmente il cotto non protetto. Le macchie vanno pulite subito.
Ogni quanto va rifatta la cera?
Dipende dal passaggio e dalla pulizia. Quando il pavimento perde lucentezza o torna ad assorbire l'acqua, è il momento di ravvivare la cera o ripetere il trattamento.
Il cotto va bene con il riscaldamento a pavimento?
In genere sì, ma conviene scegliere spessori, collanti e trattamenti adatti e seguire le indicazioni del progettista e dell'installatore dell'impianto.



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