Alluvione di Bari del 1926: cent'anni dopo, due giornate su memoria e rischio idrogeologico
Nel novembre 1926 la piena della Lama Picone uccise 19 persone a Bari. Cent'anni dopo, due giornate di studio sul rischio idrogeologico.
Redazione Masserino · 2 min di lettura

Cento anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1926, un'alluvione devastante colpì Bari: 19 morti, diverse decine di feriti e migliaia di sfollati. Per ricordarla e per riflettere su come la città convive oggi con il rischio idraulico, istituzioni e università baresi hanno organizzato due giornate di studio, il 5 e il 6 novembre 2026.
Che cosa accadde nel 1926
In circa 48 ore caddero intorno ai 160 millimetri di pioggia. La Lama Picone, gonfia d'acqua e carica di detriti, ruppe gli argini e riversò la piena nei quartieri Carrassi, Libertà e Madonnella. Le strade si trasformarono in torrenti, case e officine finirono sommerse e il fango invase anche la stazione.
Le giornate del centenario
Il 5 novembre, nel palazzo dell'ex Provincia, era in programma il convegno "Cent'anni dall'alluvione di Bari 1926-2026: il valore della memoria nella gestione del rischio idrogeologico". Oggi, 6 novembre, la riflessione prosegue nell'aula magna del Politecnico con una giornata dedicata a memoria, insegnamenti, adattamento e resilienza.
Le iniziative sono promosse dall'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale, dall'Università di Bari Aldo Moro e dal Politecnico di Bari, con la partecipazione della Regione Puglia, del Commissario di governo per il dissesto idrogeologico, del Comune e della Città metropolitana di Bari. Per la segretaria generale dell'Autorità di bacino, Vera Corbelli, ricordare questi eventi "può concorrere a mantenere viva nelle comunità la percezione del rischio", condizione essenziale per la prevenzione.
Il centenario era già stato ricordato a settembre dall'Archivio di Stato di Bari, con una mostra documentaria dedicata all'alluvione e agli interventi che ne seguirono. Le giornate di novembre allargano lo sguardo al presente: al centro ci sono i cambiamenti climatici, la prevenzione e la gestione del rischio.
Fonti: ANSA, INAF – Università di Bari, progetto South Risk, Archivio di Stato di Bari




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